Gli alberi e noi


 

Tra i molti problemi che la società italiana annovera, c'è sicuramente la scarsa coscienza ambientale di molti suoi cittadini. Questa pecca si evidenzia quotidianamente e si traduce spesso in comportamenti incivili e devastanti nei confronti delle risorse naturali. Basti ricordare gli incendi dei boschi, piaga ricorrente in questo Paese. Nel 1995 sono avvenuti oltre 7000 incendi che hanno interessato quasi 50.000 ettari di superficie; di questi, 28.000 ettari sono ex boschi, divorati dalle fiamme. Ma anche dove il bosco non brucia, l'incuria, il vandalismo e le distruzioni sono evidenti, sistematiche e sotto gli occhi di tutti.

Chiunque percorra un qualunque sentiero appena defilato o ai margini di un bosco, ha modo di riflettere sulla qualità del rapporto esistente tra molti italiani e la Natura: spazzatura d'ogni tipo, forma e dimensione si accatasta con quantità e continuità angoscianti, quasi ossessiva. Se per gli incendi si possono invocare motivi economici e speculativi, incuria e inciviltà hanno radici lontane nel tempo: sono dovute in parte alla congenita mancanza di cultura scientifica e naturalistica di questo paese, e in parte sono il frutto di “un'etica” sociale aberrante, per la quale tutto ciò che è pubblico è di nessuno e come tale senza "diritti", da prevaricare e insozzare. 

Anche i padri della Patria, cinquant'anni fa, al momento della stesura della Costituzione hanno dimenticato di rivolgere la loro attenzione alla Natura limitandosi alla vaghezza dell'articolo 9 che recita: "La Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico". Nient'altro. Inoltre si parla di paesaggio, non di tutela della natura. A questa mancanza, almeno in parte, ha posto rimedio la Regione Lombardia nel 1971, con la stesura dello Statuto Regionale. Esso fa proprie le istanze di tutela della Natura reclamate dal nascente associazionismo ambientale, in un periodo in cui i conflitti industria-ambiente assumono sempre più rilevanza sociale. L'articolo 3 si accolla qualche impegno più concreto e recita: "la Regione garantisce la tutela dell'ambiente; predispone ed attua piani per la difesa del suolo, per la prevenzione ed eliminazione delle cause di inquinamento; tutela i valori del paesaggio e del patrimonio naturale, storico, artistico e culturale". Articolo sicuramente più esplicativo e di maggiore respiro rispetto al dettato Costituzionale. 

Avere un riferimento legislativo è condizione importante ma non sufficiente, se non si riesce ad incidere nei comportamenti delle persone. Si tratta di educare i cittadini al bello ed al rispetto della natura, qualità che nonostante gli sforzi della scuola, delle associazioni naturalistiche, delle persone, sovente difettano. Siamo un popolo di santi, navigatori e poeti ma anche di inquinatori. Il problema da risolvere è la carenza di conoscenze e di cultura scientifica ed ecologica. Bisogna chiudere questo solco profondo di ignoranza e in questo contesto un supporto prezioso può giungere dai parchi. Ad essi spetta il compito di conservare e tutelare la Natura ma anche di educare e divulgare, con l'obiettivo di diffondere la conoscenza degli alberi e della loro organizzazione "sociale": il bosco.


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