Storia Geologica del paesaggio della Brianza

Durante i viaggi o le vacanze, l'ambiente nuovo suscita in noi un particolare interesse e attenzione per il paesaggio naturale che si sta scoprendo; l'abitudine per contro, rende più difficile osservare con lo stesso interesse il paesaggio in cui viviamo ogni giorno, soprattutto in un'area intensamente antropizzata come la Brianza. Eppure l'ambiente collinare che ci circonda ha una storia così interessante che uno studio dell'evoluzione del paesaggio può essere molto istruttivo.

Il paesaggio attuale è il prodotto di una lunga azione di modellamento da parte degli agenti morfologici, acqua, ghiaccio, vento, alterazione chimica e meccanica, che hanno agito e tuttora agiscono unitamente o in momenti diversi per lunghi periodi. Il principale agente morfologico responsabile dell'attuale aspetto del paesaggio brianteo è stato il ghiaccio: nel passato ben tre volte un immenso ghiacciaio proveniente dalla Valtellina giunse sino in Brianza, lasciando sul territorio le tracce del suo passaggio.

Il ghiacciaio è una massa di ghiaccio originatasi dalla trasformazione di accumuli di neve. Esso include e trasporta detriti rocciosi (morene) e dalla zona di alimentazione, dove l'accumulo è eccedente, defluisce lentamente sino alla zona d'ablazione, dove si scioglie deponendo i materiali rocciosi trasportati.

Durante l’ultima parte dell'Era Quaternaria, cominciata circa due milioni d'anni fa, importanti e imponenti variazioni climatiche, sulla cui origine non è ancora stata raggiunta uniformità di vedute tra le varie teorie, provocarono l'espansione dei ghiacciai che, dalle zone più alte della regione alpina si spinsero sino alla pianura, avanzando e ritirandosi più volte. La Brianza fu raggiunta per almeno tre volte dalle colate glaciali provenienti dalla Valtellina e tali glaciazioni, separate tra loro da periodi di clima più caldo simile all'attuale (periodi interglaciali), sono state chiamate:

Wurm (20.000 anni fa),     Riss (250.000 anni fa),     Mindel (500.000 anni fa).

La Brianza fu sottoposta più volte all'azione modellante dei ghiacciai che la raggiunsero, in periodi successivi, varie volte. L'azione esarante dei ghiacciai ha tracciato il profilo paesaggistico e geologico della Brianza attuale, lasciando come testimonianza, le colline moreniche in corrispondenza dei fronti glaciali e i laghi briantei all'interno delle depressioni.

L'immensità delle coltri glaciali quaternarie, lunghe oltre 200 km e aventi spessori notevoli (sul Monte Barro è stato possibile valutare lo spessore in circa 800 m), rende ragione dell'importante ruolo esplicato nel modellamento delle forme del paesaggio brianteo.

Due sono gli elementi essenziali di questo modellamento:

  1. Il deposito d'immense quantità di materiale morenico alla fronte glaciale che oggi ritroviamo sotto forma di archi concentrici di colline disposte a semicerchio;
  2. la formazione all'interno di questi, di aree depresse (per sovraescavazione) che hanno dato origine ai laghi briantei e al Lago di Como.

Un terzo elemento del paesaggio morfologico brianteo forse meno evidente e più particolare, ma non per questo meno importante, è la presenza diffusa di enormi Massi Erratici detti localmente "Truànt", (trovanti). Nel passato recente, tali massi, trasportati dai ghiacciai quaternari a decine di chilometri dai luoghi di origine, hanno lasciato notevoli tracce della loro presenza; prima di tutto nelle credenze dei nostri antenati, che li credevano di origine soprannaturale e li definivano "le pietre del diavolo", poi nell'architettura rustica e quindi nell'economia della regione.

Campione di “ghiandone” ritrovato nella morena presso Lurago d’Erba (CO).

Questo masso di serpentino si trova nel letto del Lambro all’altezza di Briosco/giussano. Proviene forse dalla Valmalenco ed ha percorso almeno 100 km trasportato dal ghiacciaio del quaternario.